È giunto il momento di predisporre servizi di salute mentale per assistere migranti e rifugiati

 



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L’Italia è una nazione dichiaratamente multiculturale. Nel 1991 ha affrontato la prima immigrazione di massa, quella dall’Albania (originata dal crollo del blocco comunista); più recentemente il paese ha ricevuto un numero considerevole di immigrati e rifugiati, soprattutto da Africa e dalle zone di influenza indiana. Secondo Eurostat, al 1º gennaio 2014 l’Italia era il quinto Paese dell’Unione europea per popolazione immigrata, con 5,7 milioni di immigrati (da non confondersi con la popolazione straniera).  Nonostante un generale allarmismo al riguardo, ad oggi le percentuali restano di molto inferiori ad altri paesi europei.

Il processo di immigrazione rappresenta un fattore di rischio per la cura dei problemi di salute mentale, la cui eziopatogenesi si fa fa risalire a diversi percorsi tra cui le circostanze sfavorevoli della vita (come le guerre, la povertà estrema, e persecuzioni politiche); l’esposizione allo stress; reddito basso; la perdita di contatto con la famiglia; le perdite di status sociale, la cultura e la casa; e la mancanza di contatto con un gruppo etnico e culturale d’origine. La fragilità delle popolazioni migranti è stata anche collegata all’emarginazione, alle questioni legali, alla mancanza di sostegno sociale e all’esposizione di tutti i giorni alla stigmatizzazione e alla discriminazione sociale.

Inoltre, l’immigrazione implica acculturazione e adattamento continuo ad una nuova lingua, diversi ruoli culturali, e l’inserimento in un ambiente sconosciuto e spesso ostile, che richiede uno sforzo costante per sopravvivere e avere successo. Anche se la vulnerabilità ai disturbi mentali e la sofferenza emotiva dovuti ad un’esperienza di migrazione sono relativamente ben descritti, i servizi di salute mentale in sono ancora poco adattati alle esigenze degli immigrati e dei rifugiati e gli operatori sanitari sono in gran parte culturalmente impreparati a stabilire un buon rapporto con questi pazienti, situazione condivisa con molti dei maggiori paesi del mondo. Ad esempio, uno studio d’oltreoceano sugli immigrati boliviani nella città di San Paolo ha trovato che il 72% del campione ha riportato esperienze di discriminazione durante le visite mediche nel servizio di salute pubblica.

psicologia-immigrazioneInoltre, anche se il numero di immigrati e rifugiati che cercano cure rispetto alla salute mentale è in crescita, i dati internazionali sostengono che la maggior parte delle risorse per la salute mentale sono sottoutilizzate dagli stati a favore di queste popolazioni. Questo può essere attribuito a diversi ostacoli, incluse le differenze socio-culturali (nella manifestazioni dei sintomi, nell’espressione della sofferenza emotiva, nell’attribuzione delle cause e nei metodi culturalmente utilizzati per la gestione dei problemi di salute mentale). Ad esempio, alcune culture con forti legami familiari possono percepire i disturbi mentali come qualcosa che potrebbe esporre la famiglia al giudizio e influenzare negativamente la sua reputazione.

Ridurre gli ostacoli alla cura e fornire servizi di salute mentale culturalmente appropriati è una sfida importante per i professionisti, per i responsabili politici e per le organizzazioni di difesa dei rifugiati. Per coltivare le migliori pratiche nella valutazione e diagnosi, gli psicologi e i medici potrebbero prevedere varie fasi durante le quali esaminare consapevolmente e prendere in considerazione l’estensione delle differenze culturali e linguistiche tra i pazienti e la cultura predominante italiana. Un modo per farlo è quello di riconoscere la natura dinamica della cultura e incorporare le variabili culturali in tutte le fasi del processo di valutazione, ad esempio, utilizzando interviste culturalmente sensibili o la raccolta di dati sulla acculturazione, pratiche religiose, il razzismo / la discriminazione e i valori culturali.

Sarebbe utile anche l’uso di un approccio contestuale che prende in considerazione i modelli esplicativi dei pazienti, e in cui i pazienti potrebbero comprendere più facilmente l’ipotesi medico-psicologica, come sarebbe utile la valutazione della possibilità dell’insorgenza di sindromi legate alla cultura. Infine, sarebbe molto utile per i professionisti della salute mentale la possibilità di avere facilmente accesso ad un servizio di traduzione con il quale lavorare in collaborazione a favore delle diverse comunità culturali; questo sarebbe senza dubbio di grande beneficio ai servizi sanitari e contribuirebbe a soddisfare le esigenze del crescente numero di immigrati e rifugiati in Italia.

 


Riferimenti bibliografici

Marcello Borgese- L’obayifo di Rosarno-Città del sole ,Edizioni, Reggio Cal. 2014

Arnaldo Mauri, “Squilibri demografici e immigrazione: il caso dell’Italia”, Studi Economici e Sociali, Vol. 24, n. 4, 1989. Demographic Imbalance and Immigration: The Case of Italy by Arnaldo Mauri :: SSRN

Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE). Fateci sapere Brasile / nostra gente / migrazione e spostamento. [Citato 29 gennaio 2016].
Arantes JT. Il panorama dell’immigrazione in Brasile. [citato 23 agosto 2015].

 

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